
L'attività della liquoreria è stata sempre a cuore nei monaci, soprattutto per far fronte a malattie di vario genere, specialmente nel campo della dermatologia o per la cura della malaria, della difterite. I monaci, quindi, da sempre si sono industriati nel realizzare questi preparati e si sono preoccupati di distribuirli direttamente nella Farmacia. Col tempo i monaci sono riusciti a trovare formule per preparati e pozioni del tutto originali: sciroppo per disturbi di stomaco, per mancanza di ferro. Solo successivamente hanno pensato di apportare qualche miglioria al gusto e al sapore dei loro prodotti, giungendo alla composizione di veri e propri liquori, sempre, però, con uno scopo medicamentoso.
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I Monaci Cistercensi hanno affrontato la ricerca in questo campo in maniera particolare nel '700 e nell'800 anche se continua tuttora, potendo arricchire sempre più la gamma dei preparati, con lo scopo non meno nobile di offrire anche qualcosa di piacevole al gusto e di venire incontro alle richieste dei clienti che aumentano sempre di più.
Prova della fama della Liquoreria di Casamari sono i premi e i riconoscimenti che ha ricevuto: medaglie o attestazioni di primo posto per la finezza del prodotto o per il tipo di confezione fatta con bottiglie e recipienti particolari; un tempo anche le bottiglie erano fabbricate nel monastero,
successivamente, però, con il cambiamento delle norme legislative che disponevano questo tipo di attività, è stato impossibile continuare con l'attrezzatura a disposizione,
le caratteristiche chimiche dei colori e delle materie prime impiegate. Oggi i Monaci preferiscono dare
l'incarico a industrie specializzate, che possano offrire quello che Casamari chiede:
non una qualsiasi bottiglia, ma quella tradizionale della Liquoreria, che si rifà a un
vecchio disegno, che le dà la classica forma a fiaschetta, riconoscibile dappertutto.
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La produzione non si limita al settore alcolico; esistono anche preparati analcolici o di gradazione molto bassa come 25 - 27 gradi, oppure distillati ad alta gradazione, chevengono poi diluiti annullando gli effetti dell'alcol, permettendo anche ai bambini di berli; ci sono poi prodotti che non si bevono ma sono di uso esterno, come l'
acqua profumigera, un linimento integrato da sostanze specifiche e che serve per curare dolori reumatici; anche il cosiddetto
artiglio del diavolo dà effetti antireumatici, ma si beve in gocce. Bisogna dire, però, che nei locali di vendita della Liquoreria, non ci sono solo i distillati dei Cistercensi di Casamari; negli ultimi tempi una collaborazione tra i monasteri ha arricchito la lista di prodotti, comprendenti: marmellate delle Monache di Vitorchiano, cioccolata dei Trappisti, creme di Praglia, idratanti molto emollienti; sempre prodotti di monasteri, dunque, testati ed efficaci.
La diffusione dei prodotti dell'Abbazia rimane per lo più nell'ambito della penisola: sono gli stessi clienti, invece, che si impegnano a spedirli anche all'estero, soprattutto in Canada e in Australia, distribuendoli a chi ne fa richiesta, ma non può venire sempre in Italia, tutti gli anni, a far scorta.
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veduta dell'attrezzatura della distilleria |
La liquoreria, abitualmente, impegna un solo monaco, che viene aiutato di tanto in tanto, quando occorre, da un altro religioso, soprattutto nella fase di confezionamento per il controllo delle macchine; la fase della preparazione, infatti, è praticamente ancora tutta artigianale e c'è bisogno solamente dell'abilità nel dosare - talvolta goccia per goccia - le essenze e gli estratti; differentemente accade per l'imbottigliamento, che è stato meccanizzato e che permette una produzione di circa 3000 bottiglie l'ora, se tutto funziona. A dispetto di quanto si può credere, non esiste un vero e proprio segreto nella fabbricazione dei liquori: semplicemente c'è un manuale, con segnati appunti e formule, che viene passato mano amano che c'è l'avvicendamento dei monaci nella direzione della liquoreria; certamente il manuale non è comunque a disposizione del pubblico...
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un'unica colonna centrale sorregge la volta a crociera della Liquoreria |
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Dott. P. Giacomo Verrelli, uno dei più prestigiosi farmacisti dell'abbazia di Casamari |
Il
liquorista attuale, praticamente il direttore della Liquoreria, è un monaco etiope, che vive a Casamari da molti anni e si chiama fra Simone; è aiutato da don Alberto Turrisi. Fino al 1979 l'attività della liquoreria è stata unita a quella della farmacia; poi, morto improvvisamente il farmacista padre Giacomo Verrelli, le due cose non si potevano più portare avanti insieme, come invece voleva don Giacomo; fu così che vennero separate, perché, per gestire la farmacia serviva un laureato in farmacia, che Casamari non aveva, e anche per motivi pratici come il magazzino che non poteva più servire per lo stoccaggio dei medicinali e dei liquori insieme, capitava infatti che durante le giornate di particolare afflusso di turisti il poco spazio riservato alle bottiglie era insufficiente; è dal 1979 circa, infatti, che i locali della Liquoreria, caratteristici per la volta a crociera sorretti da un'unica colonna centrale, si trovano nell'androne della casa abbaziale, subito dopo l'ingresso dell'abbazia, dove prima c'era un deposito di ceramiche e, più lontano nel tempo, una portineria.