Glossario Abbazia





La Ciociaria in una antica mappaL'abbazia di Casamari è ubicata nel comune di Veroli, sulla Via Mària, tra Frosinone e Sora, sopra una collina rocciosa digradante sul torrente Amaseno, a 300 metri circa di altitudine sul livello del mare. È stata edificata sulle rovine dell'antico municipio romano denominato "Cereatae Marianae", perché dedicato alla dea Cerere e perché patria - o almeno residenza - di Caio Mario, da cui, in epoca posteriore, ha preso il nome.
Durante i secoli di decadenza della civiltà romana Cereatae subì la progressiva crisi economico-sociale conseguente alla decadenza dell'Impero e alle invasioni barbariche. Riaffiora, però, dai documenti, che attestano nel secolo XI una comunità benedettina in loco, con la denominazione di Casamari.
La fondazione dell'abbazia è narrata da una Cronaca del XIII secolo - la Cronaca del Cartario - premessa ad una raccolta di documenti riguardanti Casamari e altri monasteri dipendenti.Vista dell'Abbazia I monaci benedettini edificarono, inizialmente, un monastero con una chiesa di modeste proporzioni, ampliata, successivamente, dall'abate Giovanni nella metà del XI secolo. Il grande sviluppo dell'abbazia è attestato dal gran numero di donazioni e dall'acquisto di numerose cappelle; intese come entità religioso-economiche che assicuravano una vasta e capillare azione pastorale tra il popolo - soprattutto della campagna - e, nello stesso tempo, una rilevante importanza sociale e politica. L'abbazia dispiegò una forte vitalità spirituale, sociale ed economica; ma, agli inizi del XII secolo, fu investita da una crisi piuttosto prolungata, caratterizzata da uno spinoso malessere di ingovernabilità, con continue dimissioni degli abati, determinato soprattutto dal disorientamento politico-religioso del tempo e dalla decadenza dell'economia curtense e con l'affermarsi dell'economia commerciale, favorita dalla sicurezza sociale, allargata dall'apertura delle crociate e fondata sulla moneta liquida, sull'accumulo di capitale e su sistemi di pagamento agevoli e sicuri.
Stemma dell'Abbazia di CiteauxDurante lo scisma di Anacleto II (1130-1138), quando Bernardo di Clairvaux, con tenace opera di mediazione, si fece promotore dell'unità ecclesiale con il riconoscimento di Innocenzo II, l'Italia San Bernardoconobbe i Cistercensi, ne apprezzò la spiritualità, ne richiese la presenza, mentre tutta l'Europa favoriva la meravigliosa e prodigiosa espansione dell'Ordine. In questo contesto politico-religioso molti monasteri benedettini chiedevano l'incorporazione e i papi stessi promuovevano il movimento di aggregazione ad un Ordine che garantiva fedeltà devota e incondizionata. Anche l'abbazia di Casamari fu incorporata all'Ordine di Cîteaux per iniziativa personale di Bernardo e, nei Catalogi  abbatiarum , fu considerata la XXIX figlia immediata di Clairvaux. La testimonianza più commovente dell'affetto che legava la comunità a Bernardo resta l'affettuosa e malinconica lettera consolatoria di Giovanni III, primo abate cistercense, all'abate di Clairvaux dopo il fallimento della II crociata. I Cistercensi iniziarono la costruzione dell'attuale monastero secondo la planimetria tipica dell'Ordine, demolendo in parte e destinando, forse, ad uso di valetudinarium (ospedale), alcuni locali del fabbricato benedettino. Il papa Innocenzo III benedisse, nel 1203, la prima pietra della chiesa, i cui lavori si protrassero, sotto la direzione del monaco di Casamari fra Guglielmo da Milano, fino al 1217, anno in cui la basilica Innocenzo IIIfu consacrata, il 15 settembre, da Onorio III e dedicata ai martiri romani Giovanni e Paolo e, secondo la consuetudine dell'ordine, alla Vergine Assunta.
Con l'affermarsi delle monarchie in Europa, dopo il decadimento del potere politico del papato, e, soprattutto con la cattività avignonese (1305-1377) e con il grande scisma d'Occidente (1378-1417) si determinò una crisi generale delle istituzioni ecclesiastiche in cui furono coinvolti ineluttabilmente tutti gli Ordini religiosi. I monasteri cistercensi, che si erano affermati nel periodo dei comuni come rappresentanti di una idealità democratica e di una profonda esemplificazione di vita cristiana, vennero lesi nella loro vitalità sociale, furono privati dei beni materiali e perdettero il prestigio spirituale.
Sigillo di Onorio IIICasamari subì gravi danni all'inizio del '400, quando Ladislao d'Angiò, dopo aver espugnato Veroli, assediò e saccheggiò il monastero. Nel 1417, il capitano di ventura Muzio Attendolo Sforza, al servizio della regina Giovanna II di Napoli e alleato del papa, assalì le truppe di Jacopo di Caldora e quelle del conte di Mondrisio, partigiani di Braccio di Montone, che si erano asserragliate nel monastero. Si tramanda che nello scontro sia rimasto danneggiato il braccio occidentale del fabbricato. Ma al di là di questi funesti eventi bellici, la causa principale che determinò la decadenza di questa come di altre abbazie fu l'istituzione della Commenda, estesa a Casamari da Martino V, nel 1430, a favore del nipote, il cardinale Prospero Colonna e soppressa solo nel 1825 da Pio IX.
Nel 1623, la comunità, ridotta a soli 8 religiosi, aderì, con altre 8 abbazie, alla Congregazione romana. Nel 1717, per interessamento dell'abate commendatario Annibale Albani, fu introdotta nell'abbazia la riforma della Trappa, ad opera di monaci provenienti dal monastero di Buonsollazzo in Toscana. Durante la prima campagna di Napoleone in Italia, alcuni soldati francesi, di ritorno da Napoli, nonostante la buona accoglienza ricevuta dal priore Simon Cardon, saccheggiarono l'abbazia e profanarono l'eucarestia. Alcuni religiosi riuscirono a mettersi in salvo, ma 6 di essi, tra cui lo stesso priore, furono trucidati nell'atto di raccogliere le sacre specie e per questo furono considerati martiri dell'eucarestia e, in seguito, tumulati nella chiesa.
La comunità di Casamari ha ripreso, nel 1833, il monastero di San Domenico
San Domenico - Sora (FR)
San Domenico - Sora (FR)
presso Sora e, nel 1864, anche quello di Valvisciolo
Valvisciolo - Sermoneta (LT)
Valvisciolo - Sermoneta (LT)
, presso Sermoneta (LT), restaurato a proprie spese da Pio IX. Nel 1873, in seguito alle leggi di soppressione, l'abbazia fu spogliata dei beni e dichiarata, nell'anno successivo, monumento nazionale. Casamari resta, nonostante le varie vicissitudini, una delle rare abbazie cistercensi in cui la vita monastica non è stata interrotta dalla sua fondazione, tranne che negli anni 1811-1814. Il rifiorire della vita religiosa è stato favorito dall'istituzione dei seminari (1916) che in breve tempo hanno avviato molti giovani all'ideale cistercense cosicché l'abbazia, con le case dipendenti, è stata dichiarata nel 1929 Congregazione monastica dalla Santa Sede.





L'Abbazia di Casamari